Dalla semina al raccolto: Arte da mangiare agli orti del Parco
In occasione del Festival della Biodiversità e della Festa degli orti del prossimo 31 maggio,
presso i nuclei ortivi sono state installate nove opere d'arte "vivente" realizzate da nove artisti dell'Associazione Arte da Mangiare di Milano: Silvia Abbiezzi, Alice Bertelli, Davide Ferraris, Pervinca, Eugenia Scaglioni, topylabrys, Micaela Tornaghi, Franco Vertovez, Monica Wolf.
Silvia Abbiezzi “DALLA RACCOLTA ALLA SEMINA”
L’artista effettua una riflessione sull’emergenza spazzatura e una proposta di riutilizzo dei rifiuti inorganici al fine di adattare i cicli naturali a un panorama che vede la natura ricoperta da immondizia.
Viene proposto un recupero ambientale che parte dalla raccolta differenziata per reinventare, attraverso la semina, uno spazio in cui convivono materie organiche e inorganiche.
Alice Bertelli “OPERA GIOCOSA”
Ricordi, confronti ed emozioni. Ricerca e creazione di un luogo sicuro dove poter analizzare la vita per riuscire ad esorcizzare i periodi brutti e ritrovare così il piacere per le piccole cose, il sorriso e la felicità. Piccoli ricordi giocosi e preziosi che mettono a confronto il passato con il presente.
Davide Ferraris “ COME MI COMPORTO”
L’artista realizzerà un orto con una ifferente qualità e quantità di piante associandole ai nostri più svariati comportamenti come l’egoismo, la mancanza di rispetto, il menefreghismo... ma anche comportamenti positivi come il rispetto, la buona volontà, la generosità...
Pervinca “VULCANIDO”
Opera “costruita”usando come materiale la terra del parco. L’opera dell’artista consiste nel modificare il percorso naturale del terreno per elaborare un’immagine che ricorda un vulcano e che al tempo stesso accolglie la vita
Eugenia Scaglioni “I DONI DELLA TERRA”
L’artista utlizza come come “contenitore” Ortista un tubo flssibile di largo raggio che modulato favorisce una immagine ritmica; tutto ciò permette una lettura dinamica della materia terra, fiore, frutto che fuoriescono dal contesto scultoreo.
topylabrys “...E SE FOSSE STATO VEGETARIANO”
Orto come ricordo di una cena sacra riproposta dal mondo artistico in tutti i periodi storici passati. L’ultima cena la si legge nell’installazione che vede il contatto fra uomo e naturadove l’uomo non è visibilmente presente la la natura che scaturisce dalla madre terra e trova nelle aperture di una simbolica tavola la vi per mostrarsi e per essere essa stessa consumata.
Micaela Tornaghi “VENTO NERO”
Una parete, poi una seconda che fa un angolo, poi ancora e altre seguono, a creare un gioco di labirinto: è il gioco della vita, del ciclo vitale, della paziente semina e giocosa raccolta, è intimità, in cui è possibile entrare ed uscire da un non-luogo come da noi stessi, i nostri pensieri, la nostra crescita tra due mondi, il cielo e la terra.
Franco Vertovez: “CROMO CUSTODI- SCRIGNI DELLA MEMORIA”
Tre colonne cilindriche in rete metallica che racchiudono idealmente il raccolto e lo difendono dall’inquinamento, dai batteri, dalle mnipolazioni genetichedalla conservazione esasperata nei megafrigoriferi...
Monika Wolf: “LE QUATTRO PIANTE SCRE DEGLI INDIANI NEVAIO” Il granoturco, il fagiolo, la zucca e il tabacco sono le quattro piante sacre degli indiani, o degli indiani Navaio in particolare. Il modo di coltivare le piante è antichissimo. Nella valle di TEHUACAN, in Messico, già nel 5000 a.C. viene coltivato il granoturco.La forma rotonda dovrebbe dare una idea di “illimitato”. Per richiamare il metodo degli indiani, cioè di “proteggere le giovani piante dal vento”.



