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Piste ciclabili e radici degli alberi

PDF Stampa Scritto da VILLA GABRIELE    Giovedì 30 Ottobre 2008 14:13

LABORATORIO BOSCHI

AREA TEMATICA

Problematiche dei Sistemi Vegetali

ARGOMENTO

Ricerca di Metodi e Sistemi per il Controllo dello Sviluppo delle Radici in Prossimità di Manufatti

Il gruppo di Lavoro che ha sviluppato l'argomento in oggetto è costituito da:

Unità Gestione Parco Nord  - R.Gini, R.Zanata, F.Campana, R.Tucci, B.Selleri,M.Segabrugo

Demetra soc.coop.soc.ONLUS : L.Bonanomi, G.Villa, A.Caglio, C.Rancati, B.Angeloni

Con la consulenza di: Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura - Università di Firenze: Prof.Francesco Ferrini

 

Il sollevamento delle pavimentazioni delle piste a Parco Nord

La problematica si evidenzia in modo abbastanza preoccupante in alcuni punti delle numerose piste ciclabili e pattinabili presenti nel Parco Nord. In molti punti del parco le piste passano nelle vicinanze di viali alberati e aree boscate ed in prossimità di queste zone, nel corso degli ultimi anni si è verificato il sollevamento e fessurazione del tappetino di copertura in asfalto. Questo fatto, seppur non generalizzato su tutto il percorso, in alcuni punti ha raggiunto dimensioni preoccupanti, andando a determinare  problemi di sicurezza per l'utenza numerosa, che vi transita con i pattini. Il fenomeno riscontrato determina inoltre, attraverso la fessurazione della copertura, anche il rapido degrado del manufatto, che in breve tempo, con l'infiltrazione dell'acqua, si lacera al punto da lasciare posto a buche più o meno estese.

La ricerca iniziata già nel 2001, aveva come obiettivo l'individuazione e la verifica del danno provocato dalle radici in alcuni punti del parco, a tale scopo sono stati condotti degli scavi di sondaggio per comprendere la dinamica e l'entità del fenomeno. I risultati furono che anche piccole radici, meno di 1 cm di diametro, sono in grado di provocare danni significativi alla copertura e che nonostante la disponibilità di spazio a disposizione degli apparati radicali , le radici di questi alberi sembra vengono attratte dalla massicciata della ciclabile.

stato_piste.jpg

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La ricerca ha previsto la realizzazione di tre aree di saggio, distribuite in punti diversi del tracciato delle piste ciclabili e in prossimità di alberature di dievrse specie.

E' stato effettuato uno scavo di circa 60 cm di profondità e sono state rilevate e misurate tutte le radici presenti utilizzando la seguente griglia di rilievo   griglia_rilievo_radici.pdf

FASI DELLA RICERCA

Le varie fasi previste per comprendere il fenomeno e individuare la migliore soluzione, vengono avviate nel 2002 e queste prevedono:

indagine in campo per la verifica del fenomeno.

ricerca di mercato per l'individuazione di un prodotto idoneo o una metodica per il contenimento delle radici.

Prove di installazione di un sistema antiradice

Valutazioni tecniche ed economiche

Preparazione della base per un appalto da realizzare nel 2003.

I sistemi presi in considerazione a Parco Nord, per il controllo dello sviluppo orizzontale e dell'interferenza con la copertura delle piste ciclabili sono stati sostanzialmente due: il taglio delle radici e la posa di barriere antiradice in materiale plastico, con alcune varianti in merito alla modalità di posa.

Il Taglio delle radici

Il taglio delle radici è stato effettuato con macchina Trencher e con Catenaria, in grado di creare una apertura nel terreno di circa 10 cm di larghezza fino ad una profondità di 60 cm.

Si è operato ai bordi della pista ciclabile ad una distanza media dal fusto delle piante di circa 150 cm, le modalità sperimentate sono : solo taglio delle radici oppure taglio delle radici e riempimento della trincea con ghiaia lavata  12-15 mm.

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Si è cercato di rispettare il più possibile le prescrizioni raccolte in bibliografia, che indicano per alberi il cui diametro di tronco è contenuto in 30 cm., l'inserimento della barriera (o il taglio delle radici) deve avvenire ad una distanza di almeno 1 metro dal colletto (per fusti policormici questa misura va effettuata dal punto più interno); per alberi il cui diametro di tronco sia maggiore di 30 cm., la distanza indicata raddoppia.

E' comunque possibile scavare ad una distanza minore dei parametri sopra descritti, se si provvede allo scavo manualmente e non si eseguono tagli alle radici in misura superiore a 5 cm. di diametro; ogni albero le cui radici sono state oggetto di tagli superiori ai 5 cm., necessitano di opportuna riduzione della chioma.

E' auspicabile tenere una lista delle piante di cui si è reso necessario il taglio delle radici, questo perché si consiglia di controllarne annualmente la stabilità.

Tutti i tagli alle radici dovrebbero essere eseguiti da personale specializzato, per avere la sicurezza che l'operazione sia eseguita con gli stessi accorgimenti riservati alle potature della chioma.

Posa di Barriere Antiradice

Come evidenziato da ogni arboricoltore, e sempre riportato da ogni produttore di barriere anti-radice, la soluzione migliore consiste nel mettere a dimora la pianta giusta nel posto giusto.

Molto è stato scritto sulle barriere anti-radice e sul loro effetto sulla crescita delle piante che vi entrano in contatto. Quello che tutti i prodotti (barriere meccaniche o chimiche) si propongono è di deviare la crescita delle radici in profondità, dove non possono causare danni. Queste barriere funzionano molto bene in condizioni agronomiche ideali, dove il suolo è invece impoverito, il risultato è meno buono. La maggior critica che viene mossa alle barriere anti-radice riguarda la stabilità dell'albero, che risulta compromessa se le radici dello stesso non possono crescere orizzontalmente per almeno 1,5-2,5 metri dal tronco (altrimenti si corre il rischio che le radici si sviluppino in modo circolare intorno alla base della pianta, causandone notevole perdita di vigore).I produttori di barriere anti-radice rispondono a quest'affermazione asserendo che ciò non si verificherà prima di 20-30 anni dall'impianto della barriera, ed è comunque un problema limitato alle barriere circolari. Di certo l'uso di barriere anti-radice ha prodotto alcuni effetti positivi:

deviazione in profondità della crescita radicale

interruzione della crescita di radici circolari (grazie alle scanalature verticali)

possibilità di allargare la scelta di specie da mettere a dimora in ambito urbano

Le barriere anti-radice sono prodotte per due modalità di installazione:

installazione circolare, operabile al momento della messa a dimora della pianta, vanno collocate intorno alla zolla

installazione lineare,     per interventi anche su impianti già esistenti, generalmente vanno collocate lungo marciapiedi o piste ciclabili

Esistono due tipi di barriera anti-radice:

barriere devianti, che formano un "muro", costituendo un ostacolo meccanico allo sviluppo delle radici oltre la barriera

barriere chimiche, che prevengono lo sviluppo delle radici nelle immediate vicinanze della barriera, infatti contengono una sostanza chimica a lento rilascio che è letale per i peli radicali.

L'offerta sul mercato

La ricerca effettuata ha portato all'individuazione di quattro prodotti con caratteristiche anche molto diverse tra loro; di seguito i prodotti individuati:

BioBarrier

DeepRoot

RootBarrier

Rootcontrol

Si è operato scegliendo tra i vari prodotti disponibili sul mercato, quello che forniva una garanzia di durata certificata, infatti almeno 20 anni di durata possono giustificare i maggiori costi di questa installazione.

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posa_telo2.jpg

Con le stesse macchine utilizzate per il taglio delle radici si è aperta una trincea dentro la quale è stata inserita la barriera meccanica, si è completata l'operazione in due modi diversi: riempiendo la buca con la stessa terra di risulta oppure con ghiaia lavata 12-15mm posta a contatto con le radici tagliate, per ottenere anche un effetto drenaggio in prossimità della pista, dove permangono fenomeni di ristagno idrico.

Appalto Lavori 2003

La sperimentazione avviata nel 2001 e proseguita nel 2002 è servita per preparare l'appalto, a corpo, che aveva come oggetto il taglio delle radici superficiali di alberi disposti a lato dei percorsi ciclabili del Parco Nord Milano e in alcuni punti la posa di telo antiradice o il solo intasamento della trincea con materiale lapideo grossolano . L'operazione risultava necessaria per risolvere e prevenire il problema del sollevamento di porzioni più o meno estese delle coperture in asfalto dovute allo sviluppo di cordoni radicali entro il cassonetto sottostante i percorsi ciclabili.

Nell'immagine sotto sono riportate le caratteristiche degli interventi attuati con l'appalto, diversificati appunto per poter verificare a posteriori quale sistema è in grado di dare i migliori risultati, al minor costo

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Sotto, le aree interessate dalle lavorazioni previste nell'appalto 2003

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2007 Sondaggi di Controllo dei Lavori effettuati nel 2003 e 2001

L'obiettivo della ricerca è stato quello di verificare quali sono gli effetti, a distanza di quattro anni, degli interventi sulle radici  effettuati nel 2003, e di trarne le dovute considerazioni per definire la migliore pratica per la gestione di questo problema da applicare a Parco Nord

A tale scopo sono stati effettuati alcuni primi sondaggi, nei siti interessati dagli interventi del 2003 che prevedevano lotti con la posa di barriera antiradice, lotti con il solo taglio delle radici e lotti con il taglio delle radici e intasamento con ghiaia.

La tecnica utilizzata ha previsto l'impiego di escavatori ad aria compressa air-knife completa di applicazione per aspirazione, per non danneggiare in alcun modo, l'area che deve essere osservata.

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Di seguito vegono mostrate le schede dei rilievi effettuati per verificare a distanza di 5 anni come sono le condizioni dei luoghi interessati dai vari interventi.

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PRIMI RISULTATI

I primi risultati indicano che la barriera antiradice svolge bene la sua funzione ed è in grado di deviare lo sviluppo anche di radici di un certo diametro (2- 3 cm), il solo taglio delle radici ha determinato lo sviluppo dal punto di taglio di  un fitto capillizio, interrompendo la direzione della radice verso la pista, mentre il taglio delle radici con il riempimento della trincea con ghiaia non ha mostrato i risultati sperati, anche in questo caso è presente un fitto capillizio sviluppatosi a seguito del taglio ma non è visibile l'azione deterrente della ghiaia a causa della penetrazione di limo e particelle fini.

CONSIDERAZIONI

In ambito urbano questa competizione tra le radici e l'asfalto si risolve sempre a favore delle prime e con gran danno del secondo. La costruzione delle pavimentazioni  richiede di compattare il suolo, e questo generalmente devia la crescita radicale. Tuttavia spesso viene creato un piccolo dislivello tra questo suolo compattato e la pavimentazione realizzata; per la differenza di temperatura tra questi due materiali, alla base del gradino si raccoglie l'acqua di condensa del suolo, che scorre in superficie e si ferma contro la parete della pavimentazione. Acqua e ossigeno presenti in quel punto sono un'ottima opportunità di crescita e sviluppo per le radici, che inizialmente penetrano in quel punto, crescono in lunghezza e diametro esattamente sotto la superficie compatta, fino a sollevare il rivestimento presente, fenomeno che si osserva anche in presenza di quelle specie che generalmente non sviluppano radici superficiali.

La soluzione migliore al problema del sollevamento della pavimentazione da parte delle radici va applicata al momento della realizzazione del manufatto. Il problema può essere ridotto osservando una certa distanza tra il bordo delle pavimentazioni e il tronco delle piante (calcolato come ingombro a piena maturità) ma se queste condizioni non sussistono, è meglio adottare alcuni accorgimenti costruttivi che a secondo delle disponibilità economiche vanno dalla: creazione della pista con massicciata protetta da teli antiradice, all' utilizzo di ghiaia lavata, al di sotto della pavimentazione, le particelle devono avere una sezione di 12-25 mm. infatti l'elevata porosità spesso scoraggia l'intrusione delle radici; alcune ricerche hanno indicato che se in un suolo con grosse pietre sono mischiate particelle di ghiaia fine, le radici della pianta possono assorbire aria, acqua e sostanza dalla porosità delle particelle fini, senza provocare il sollevamento della pavimentazione.NUOVI SPUNTI DI RICERCA

 NUOVI SPUNTI

Ulteriori sondaggi, per monitorare l'evoluzione delle situazioni rilevate e per arrivare a definire, anche in funzione del costo economico dei vari sistemi, quale di questi è applicabile su larga scala. Valutazione della reazione delle diverse specie a questi interventi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 01 Novembre 2008 11:45 )